grazie ragazze ecco il 5 capitolo avverto che è molto lungo....ma suvvia è tutto dialogo quasi!!!!XDXD
5° Capitolo
Il mattino dopo si alzò a stento, ma non poteva ancora mancare da scuola, era iniziata da poco e aveva già fatto un bel po’ di assenze.
Così si trascinò fino alla stazione dove prese il treno per arrivare dopo mezz’ora ad Oria, a scuola nascose con una lunga maglietta il tatuaggio, chissà cosa sarebbero andati a pensare altrimenti i vippetti di quel paesino.
“te ne sei andata di casa????” chiese stupita la sua migliore amica Sofia. Sua migliore amica si, ma Monica la odiava in un certo senso; era sempre stata messa all’ombra di quella ragazza, lei era la migliore a scuola, la più bella quando uscivano, a volte arrivava a non sopportare più la sua presenza, e non si faceva problemi a farglielo capire.
“si sofy, non muoio mica se non resto attaccata alla mammella della mamma per sempre” disse guardando il libro Monica
“e come farai a vivere, i soldi?” chiese la ragazza
“oooh Sofia!!!! non sono un problema…ci vuole solo un po’ di sacrificio, tutto qui”
Disse infastidita
“secondo me stai sbagliando”
“non ho chiesto il tuo parere” rispose secca la ragazza prima di alzarsi e andarsene in bagno.
Si chiuse dentro al piccolo bagnetto della scuola, in quel momento avrebbe voluto con tutto il cuore avere lì una fiaschetta con dello scotch, del brandy, della vodka…tutto purchè sia stato alcool. Stette lì dentro un bel po’ ed appena suono la campanella uscì, la prof di filosofia la guardò malissimo, Monica alzò le spalle, poteva tranquillamente arrivare all’8 in tutte le materie, era lei che non si applicava, e che non le andava di applicarsi.
Si sedette al banco, “calmata?” le chiese Sofia, era inutile fare ancora la scontrosa, le rivolse un sorriso e tornò a far finta di leggere sul libro di letteratura quello che pochi giorni prima aveva snobbato.
Per sua fortuna 4 ore dopo suonò la campanella, senza aspettare, né Sofia, né gli altri suoi compagni che di solito prendevano il treno con lei, uscì dalla tasca un foglio con gli orari del treno e si diresse all’uscita; un sorriso le si stampò in viso quando vide la potente Jaguar parcheggiata di fronte la scuola. Corse alla macchina, entrò e disse
“ti adoro Fra…non immagini che merda di giornata mi è capitata”
“niente che un bel pranzo all’Araba Fenice non possa spazzare via” Monica gli sorrise, era quella l’unica persona al mondo che riusciva a capirla, l’unica.
“ho già l’acquolina in bocca…” sorrise Monica
“non ti da problemi se vengono anche Michele e Marco vero?”
“ ma quali problemi, anzi. Sono anche amici miei ricordi?” disse la ragazza poggiandosi completamente allo schienale.
In meno di mezz’ora arrivarono al ristorante tanto amato dai ragazzi, Marco e Michele aspettavano di fronte la bellissima BMW X5 di Marco, fumandosi una sigaretta.
“era ora” disse Marco. Questo era forse il ragazzo meno bello del gruppo, più basso degli altri, capelli neri riportati di lato con tanto di riga laterale e gelatina. Aveva però un enorme senso dell’eleganza, non si era mai visto Marco con un jeans e una polo…sempre pantaloni in stoffa, giacca e sciarpa lunga intorno al cappotto.
Mentre infatti Francesco pensava a dare stravaganza e fascino al loro locale, Marco lo arricchiva sempre con particolari sfarzosi ed eleganti; inutile dirlo: erano una coppia vincente.
“scusate se io esco da scuola all’una ed il vostro stomaco da vecchi non può aspettare mezz’oretta in più” disse Monica scendendo dalla macchina
“ma è sempre così acida?” chiese Michele con un mezzo sorriso ai due
“lei non è acida…vieni qui” e Marco cinse la ragazza con il braccio
“allora bando alle ciance il mio stomaco sta iniziando a lamentarsi” disse Francesco mettendosi le mani sul ventre, i tre risero ed entrarono nel ristorante.
Dopo aver fatto la loro ABBONDANTE ordinazione, comprendente tanto di antipasto, primo, secondo, contorno e dolce Monica se ne uscì dicendo
“ma tu, tutti i tuoi soldi da dove li prendi?” disse schietta a Michele, si sapeva Samuel era ricco sfondato grazie al padre, Marco e Francesco grazie ai locali, Gian Filippo non lo era, Simone grazie alla droga e anche se non fosse per quella il padre si puliva le scarpe con i biglietti da 500 euro, ma Michele?!
Il ragazzo rise” sono un commerciante tesoro” rispose sempre ridendo
Monica che tutto era tranne che scema capì al volo: aveva di fronte il famoso socio in affari di Simone, era possibile che tutta la ricchezza di quei ragazzi girasse intorno alla droga, all’alcool ed al divertimento? Le sembrava così surreale quando nel mondo vero c’era gente che si scannava l’anima pur di arrivare alla fine del mese.
Monica scosse la testa sorridendo ed alzando gli occhi al cielo, se avesse potuto la sua vera reazione sarebbe stata sputargli in un occhio, odiava quel che facevano…. ma naturalmente quello era ancora l’inizio…
Dopo un po’ iniziarono a portare le portate
“ma da quanti secoli allora che state insieme tu e Jess?” se ne uscì Francesco a Marco
“tre anni…e non sono per niente secoli. Se voi tutti non siete capaci di trovarvi una ragazza per bene non è colpa mia” disse con la bocca piena Marco
“che schifo mi hai sputataaaa” disse Monica pulendosi il viso con un tovagliolo
Marco scoppiò a ridere” scusami tesoro, devo andare a rivedere le buone maniere”
“io sto bene da single!” disse di rimando Francesco
“ e la nostra lady Mo che dice? Ce l’ha il fidanzatino?”
“bello non ho mica tre anni…non mi parlare con quel tono” rispose la ragazza
“vedi? Poi dici che non è acida!” disse Michele a Marco
“ma è colpa tua, a Monica si parla in un certo modo vero amore?”
Monica annuì sorridendo per poi dire” e poi io sto bene come sto, in amore sto messa male davvero” alzò un sopracciglio addentando un raviolo
“ma sei te che hai gusti strani Mo…” disse Francesco sorridendo
“no è diverso non mi calcola nessuno” disse alzando le spalle
“ti sembra…la vuoi sapere la mia ipotesi? O appena finirai il tuo primo ti mangerai anche me?!” disse divertito Michele
“vai spara…sentiamo la tua ennesima cazzata”
“ohi…allora tua fai paura ai ragazzi, li metti a soggezione…”
“se come no…” disse Monica regalandogli uno sguardo a dir poco agghiacciante
“vedi? Li geli con lo sguardo, è più forte di te. I ragazzi preferiscono le ragazze più dolci, tenere non quelle che gli mettono i piedi in testa.” Disse tornando con gli occhi sul piatto. Michele poteva pur sembrare un gran deficiente, drogato e con la testa altrove, ma sapeva analizzare le persone, e molto bene. Su Monica aveva azzeccato al 100% pur conoscendola solo da due giorni.
“bè in effetti ha ragione Mo…io che ti conosco so che sei diversa ma a prima impressione sembri…” disse Francesco lasciando la frase in sospeso, non trovando il termine adatto
“sembri la Regina dei Ghiacci” concluse la frase di Francesco, Marco
“bello mi piace Regina…ti devo chiamare così d’ora in poi” disse Michele sorridendo
“Regina…..ce lo vedo a Monica visto che ha tutti i suoi modi da snob!” disse ridendo Francesco
Monica gli diede una gomitata “non è vero. Non mi comporto da snob”
“ infatti sei snob Mo! Non ne fare un dramma, puoi andare d’accordo con Gian!” disse Marco ridendo
“sbagliii non si chiama più Mo ma regina!” disse Michele sorridendo alla ragazza, Monica ricambiò il sorriso con uno sforzato “scusatemi un attimo” disse alzandosi poi dal tavolo.
La ragazza uscì fuori e si accese una sigaretta, a volte le andava veramente di estraniarsi dal resto del mondo per restare sola con se stessa. Pochi minuti dopo la raggiunse Michele
“no ti prego ancora tu no!” disse Monica con un tono scocciato ma divertito.
“tranquilla regina non ti darò fastidio mi metto qui…” e si poggiò all’albero di fronte la ragazza
“e ti guardo” continuò
“perché dovresti guardarmi? Smettila mi dai sui nervi”
“perché sei bella…” disse alzando le spalle Michele” e poi dovresti fare yoga, ti innervosisci per troppe cose nella vita”
Monica socchiuse gli occhi lanciandogli uno sguardo saetta” non dire idiozie”
“su cosa? La prima o la seconda?...perchè sai sono vere entrambe…soprattutto la prima”
Monica arrossì, ed eccolo comparire il suo punto debole. Sapeva rispondere di rimando ad una provocazione, o ad un insulto ma di fronte ai complimenti non sapeva come muoversi.
Fece un lungo tiro alla sigaretta e disse guardando a terra”ma smettila”
“trovato il punto debole della Regina dei Ghiacci?” Michele sorrise avvicinandosi, Monica alzò il viso e lo guardò negli occhi, per qualche frangente fu uno sguardo dolce ed intenerito…solo per meno di un secondo poi tornò perfido “io non ho punti deboli, ricordatelo” disse seria
“tutti ce l’abbiamo” disse facendo un altro passo verso di lei
“ e il tuo quale sarebbe?” disse alzando il mento come segno di fierezza.
“il mio? La droga…” disse spontaneo “ mi porterà alla morte…ne sono certo” continuò come se nulla fosse.
Monica rimase basita dall’affermazione del ragazzo “ se vuoi puoi smettere…”
Michele si avvicinò ancora a lei “non posso…”
“ cazzate…volontà è potere. Tu non vuoi, no non puoi” rispose di rimando la ragazza
“esatto non voglio. Ormai vedo il mondo dagli occhi della cocaina non più con gli occhi della realtà Vedo un modo distorto, il mio mondo. Se mai dovessi tornare a guardarlo veramente penso che mi ucciderei…sarebbe un impatto troppo forte.” Disse facendo l’ultimo passo che lo separava da lei
“sbagli il mondo è bello, la realtà è bella…basta avere qualcuno al tuo fianco che ti aiuti”
Michele posò la sua mano sulla guancia della ragazza, Francesco aveva ragione, era speciale.
“vedi? Ti basta un po’ di calore per sciogliere il ghiaccio che circonda il tuo cuore Regina…ne basta solo un po’” sorrise accarezzandole il viso e guardandola con occhi dolci.
“ehi è arrivato il secon….” Disse Francesco uscendo fuori per chiamare i due, non finì la frase di fronte la scena. “vabbè venite quando volete…” continuò abbassando il capo e tornando dentro
Michele fece un passo indietro “ lo abbiamo traumatizzato”
Monica sorrise” torniamo dentro.”
Così dopo il pranzo, ed il ritorno a casa carico di domande da parte di Francesco a cui Monica rispose “stavamo parlando…è lui che se n’è venuto sopra…che vuoi da me!”,
tornarono a casa e per fortuna della ragazza l’amico uscì in fretta a causa di una partita di calcio tra amici
“appena torno parliamo Mo!”
“ancora??? Abbiamo già parlato abbastanza” ma il ragazzo aveva già chiuso la porta.
Monica si alzò dal divanetto in cucina e si diresse nel salone, prese l’orologio che Francesco aveva lasciato sul tavolino e guardò l’orario
già le quattro? Pensò.
Si diresse in camera prese il corpetto rosso e bianco e le culottes in pizzo sempre rosse e si diresse in bagno intenta a farsi una lunga doccia, rilassante.
Uscì dal bagno con il completino provocante cosciente che l’amico non sarebbe tornato prima delle due ore. In quella casa faceva un caldo incredibile. Ma non solo in casa, si trovavano ad ottobre eppure faceva caldo come gli inizi di settembre.
Si diresse allo stereo e mise un suo cd: gli Interpol. Si preparò un Martini doppio, essere barista procedeva a suo favore, e si diresse in cucina per cercare le fragole, quando sentì chiudere la porta, tornò in salotto e si ritrovò di fronte Simone, il bellissimo amico di Francesco, il donnaiolo del gruppo o come per meglio dire: il puttaniere del gruppo. I capelli in una pettinatura stile: mi sono svegliato ora, una giacca verde Lacoste, una camicia metà dentro i pantaloni, metà fuori ed un jeans bassa vita che lasciava intravedere la griffe delle mutande del ragazzo.
Simone inclinò il capo “Monica?”
“Simone?” la ragazza si guardò, e capì subito il motivo del sorrisetto del ragazzo. Si buttò sul divano accovacciando le gambe
“sei tornato?” sorrise Monica
“si…avessi saputo sarei tornato prima” sorrise posando le valigie e sedendosi di fronte la ragazza
“ok…” sorrise imbarazzata
“ecco Mo che ci fai qui?”
“vivo da voi adesso…” rispose la ragazza
“ecco perché non riconoscevo tutta quella roba che si trova in camera mia” sorrise, aveva un sorriso stupendo.
“ecco io….”
“vorresti andare a cambiarti!?...ma no dai stai benissimo così…anzi usciamo mi spoglio anche io...sai come faremo colpo?”
Monica scoppiò a ridere alzandosi” il solito, e poi lo so che sto benissimo”
Simone le fece l’occhiolino e si sdraiò sul divano, adesso che anche lui era arrivato il gruppo era al completo.